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Cosa resta del dolore?

Cosa resta del dolore?

Cosa resta del dolore, dopo che hai lottato per conoscerlo, odiarlo, elaborarlo, perdonarlo e accettarlo?

Un altro anno è passato, il nono, e, tra tutte le cose che cambiano, ce ne sono alcune che non cambiano mai.

Il Komorebi è stato più fresco del solito, ma non cambiano il caldo e le cicale del 12 luglio. Ad ogni tuo compleanno, a tavola si rinnova la formazione, ma non cambia il menù del giorno: pasta, panna e prosciutto. Gli impegni si affollano e i rapporti si evolvono, ma non cambia l’orario in cui i tuoi amici si siedono in stazione ogni anno, in silenzio, a ricordare. I colori delle maglie dello staff sono diversi, ma non cambiano le interviste di Tiziana e il suo andirivieni durante l’evento, Gianna e Alessia all’infopoint, Titti che aggiusta cose, Natale che trasporta robe, Serena che sorride a tutti, Simona che documenta tutto, i tuoi zii e cugini che uno alla volta varcano la soglia del campo, i tuoi amici che si riuniscono da chissà dove, come se il tempo non fosse mai trascorso, Angela e Vincenzo che abbracciano con lo sguardo i loro mille figli e figlie.

Teddy, cosa resta del dolore dopo le battaglie che ogni anno facciamo per ricordarti col sorriso?

Le persone che amiamo di più, oggi, si fanno piccole piccole per starci accanto e aiutarci a portare il peso di una cosa così grande: siamo così abituati a tenerlo sulle nostre spalle ogni giorno, che poi arriva il 12 luglio e improvvisamente sentiamo, come uno schiaffo in faccia, tutta la fatica che abbiamo dovuto fare per restare attaccati alla vita, dopo aver visto la tua che ti e ci veniva strappata via.

Caro Teddy, cosa ci resta del dolore dopo che abbiamo riascoltato i tuoi audio, fatto la glassa della tua torta con il tuo anime preferito, ascoltato De André e condiviso aneddoti e ricordi su di te?

Restano alcune piccole cose: il ponte che avevi iniziato; la forza che ci hai prestato per continuarlo; un tatuaggio fatto o immaginato; la famiglia allargata che ci hai lasciato; un inno alla vita che va protetto, diffuso, cantato; un dettaglio di te ritrovato sul volto o nelle parole di chi ti ha amato; le suole da consumare e un sacco di sogni da portare avanti, perché così ci hai insegnato.

Testo scritto da Rosanna Calò, amica di Francesco.

Ass. Francesco Ludovico Tedone
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